Bari, Venerdì 25 Marzo 2005, Cristo Gesù e la “Virtù delle ferite”
 
Il mio rapporto con Bari è molto profondo, il collegamento che ho con lui e con questa storia che sto per raccontarvi è attraverso i miei cari “allievi ed amici” di nome Maurizio, Francesco e la sua compagna Carmela, figlia di Mina, una grande guaritrice di campagna.
Da circa un anno, mi stavo preparando ad incontrare Mina, al fine di assorbire una di quelle rari “Virtù” di guarigione Taumaturgica, chiamata la “Virtù della chiusura delle ferite”. Faccio presente che tale “Virtù” si può assorbire solo alla morte di una guaritrice che ne è stata in vita la “Custode”.
Sapevo che questa divina trasmissione doveva avvenire il 25 Marzo alle ore 15.00 del Venerdì Santo, proprio nel preciso momento in cui ufficialmente si dice che Cristo Gesù era morto in Croce. 
Il 10 Marzo, a pochi giorni di distanza dell’evento tanto atteso è successo una cosa grave all’interno della famiglia di Mina che stava cambiando gli eventi tanto attesi. Mi telefona Francesco e mi trasmette la notizia della giovane (14anni) dipartita di Giuseppe, figlio di Mina.
Vi metto a conoscenza che durante la stessa notte, ho vissuto un contatto diretto con Giuseppe, ho potuto parlare con lui e fargli comprendere la realtà che stava vivendo. Nei giorni a seguire ho pensato con serenità alla trasmissione della “Virtù” e mi sono detto queste parole: “E’ talmente preziosa che sicuramente mi ci vorrà un’altra vita per assorbirla. Come posso dire a Mina della “Virtù” quando gli è morto un figlio?.
Ero sereno, sapevo che la cosa più giusta era il silenzio e la trasmissione da parte mia nei confronti di Mina e la sua famiglia di amore di cuore.
 
L’inaspettata chiamata
 Il 21 di Marzo, pochi giorni prima del Venerdì Santo, ricevo una telefonata da Francesco che mi dice: “Francesco, Mina vuole che vieni giù a Bari, perché ti deve trasmettere la “Virtù”.
 
Non vi erano dubbi in me, Cristo Gesù aveva premiato il mio rispetto per loro e aveva deciso che io diventassi veramente il “Suo Strumento”.
 
Sono andato a Bari e dopo un abbraccio fraterno con Mina e la sua famiglia, abbiamo vissuto la divina trasmissione e il Sabato mattina mi sono avviato verso il ritorno a casa.
 
Mentre avevo preso l’autostrada per Roma, ho sentito la voce di Cristo Gesù che mi ha detto: “Francesco, vieni ad Andria, ho bisogno del tuo aiuto, la spina lo tolta e la ferita mi fa male. Vieni.”
 
Andria è a circa cinquanta chilometri da Bari e devo essere sincero li ho percorsi con il grande dubbio se girare o no e mi sono chiesto, dove dovevo andare una volta entrato ad Andria. Arrivò il momento che il cartello che indicava la direzione per Andria era a pochi centinaia di metri e quando la macchina stava per superarlo ho girato di scatto il volante e sono entrato all’interno di questa piccola città, posteggiando la macchina in un parcheggio al centro.
 
Ho iniziato a camminare a piedi, quando ho visto un manifesto che indicava l’evento miracoloso della sanguinazione della Spina della Corona di Cristo Gesù, avvenuto nel 1932, dopo la bellezza di 73anni.
Ho camminato, camminato fino ad arrivare alla Cattedrale, dove era custodita la sacra Spina. Quando era davanti hai miei occhi, la voce di Cristo Gesù, riprese comando di ogni mia piccola cellula:
 
“Francesco, ti prego, ascolta questa nuova preghiera e ripetila sulla mia ferita al fine di chiuderla.
Francesco, questo non è più il tempo della sofferenza e tu sei qui per rappresentare un nuovo tempo, il “Tempo della Luce e della Serenità”.
Fammi stare bene Francesco, prega con la nuova preghiera e chiudimi la ferita alla fronte.” 
 
                                                                                                
“La sacra spina”
 
Ho pregato, pregato e ancora pregato fino a quando la sua voce è entrata in me: “Grazie Francesco, ora, prendi un ramoscello di Pace e   torna a casa senza fermarti.”
 
Sono uscito dalla Cattedrale in silenzio e deciso e mentre mi stavo avviando verso la macchina, mi sono fermato di scatto e girandomi ho visto per terra sul piazzale della Cattedrale un ramoscello di olivo che ho raccolto e ora è a casa mia.

           

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