- Prima Fase: Cristo Gesù e la mia visione sulla
Sua divina Passione
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Che strana realtà che vivo e questo, me lo
sono domandato fin dalla più tenera età.
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Ricordo il periodo della mia esperienza
della stigmatizzazione invisibile (1993-98), che fu accompagnato da visioni
interiori e contatti con esseri divini che terminarono con l’esperienza dei
quaranta giorni di digiuno*.
Sono passati sette ani da quella che è stata senza dubbi la mia più profonda
esperienza che mi ha portato a varcare dimensioni a me impensabili fino ad
arrivare ad ascoltare la divina voce di Cristo Gesù che mi pregava di
scrivere al mondo la sua vita.
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Parte di quelle sensazioni le sto vivendo in questo straordinario libro e
ora ascolto quella pacifica voce interiore che mi sussurra di chiudere i
miei occhi materiali e di vedere con l’occhio della Spirito un film antico
di duemila anni e raccontarlo al mondo.
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Mi trovo in un giardino pieno di ulivi e c’è
qualcosa di familiare in questo giardino. Ma certo, ora lo riconosco, ci
venivo a giocare con mia sorella Salomè e Maria la Maddalena nelle vesti di
Daniele. Non ho dubbi è il giardino che mio fratello Giacomo o Giuseppe D’Arimatea
ha acquistato per permettere a Cristo Gesù di venirci a meditare con i suoi
Apostoli è quello che viene ora chiamato il Giardino di Getzemani, ed e a
circa settecento metri dalle mura di Gerusalemme.
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33 giorni solo acqua e preghiera e 7 con succhi di frutta.
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Vedo Cristo Gesù preoccupato e prega con
angoscia è molto teso. Che strana sensazione il vedere le sue vene gonfie,
quasi che escono dal viso a pezzi e la sua fronte e i suoi occhi sono
bagnati di sangue.
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Vorrei fare qualcosa per lui ma, vi è in me
che l’unica cosa giusta da fare è quella di vedere e scrivere.
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Gesù continua a pregare e come se tentasse
di entrare all’interno di Madre Terra. Ora ha alzato il suo sguardo fisso
davanti a lui e tiene le sue mani come se tenesse un calice. Credo che stia
iniziando a dire qualcosa, mi devo avvicinare il più possibile con il mio
occhio interiore.
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Sento il suo affannoso respiro padrone di me
e del mondo intero. Le sue mani sono sempre in preghiera come volesse
allontanare qualcosa da Lui.
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Ecco, ora lo sento parlare: “Padre, sono
entrato in digiuno da sette giorni al fine di comprendere meglio il momento
che devo vivere. Ti prego, dimmi se c’è un modo per sfuggire agli orrori
delle ore che stanno giungendo?
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Puoi togliere da me questo calice?
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La mia carne umana indietreggia, ma la mia
anima è risoluta; così non la mia volontà, ma la tua, ho Padre, deve essere
fatta.”
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Che cosa sta succedendo è come se qualcuno
avesse velocizzato la mia visione. Vedo molta confusione, gli apostoli
scappano tutti, ci sono molti soldati guidati da colui che fino al giorno
prima era considerato il capo e tesoriere degli Apostoli: Giuda Iscariota.
- Gesù
viene portato al Tempio, davanti a un gruppo di persone. La magia di questo
momento mi porta a leggere i loro nomi all’altezza del loro infuocato plesso
solare: Il primo è Caifa e seguono, Semes, Levi, Neftalim, Anna,
Alessandro, Giairo, Dathae, Gamaliele, Giuda e Siro.
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07 Aprile del 33 d.C: Il piazzale e la
colonna centrale
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Nonostante egli stesso aveva proclamato la
sua completa innocenza a loro e a Pilato, l’occhio del mio povero Spirito mi
porta con velocità a Nord della Piazza di Pilato. Vedo vicino al corpo di
guardia una solitaria colonna e nel piazzale non c’è nessuno.
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Mi domando a che cosa servirà quella
colonna?
- La
risposta è immediata e senza dubbi! E’ là che i romani fanno le
flagellazioni e malgrado che Claudia Procula, moglie di Pilato avesse fatto
un sogno premonitore ed avesse avvertito Pilato di non immischiarsi nella
vicenda di Gesù, la mia paura e che il sogno, non sia servito a nulla.
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All’improvviso vedo sei uomini uscire dal
buio di una grande porta, stanno arrivando, con fruste verghe corde e un
secchio d’acqua che gettano ai piedi della colonna. Vedo chiaramente i loro
vestiti di cuoio, ai fianchi hanno una cintura e sul petto c’è un grande
pezzo anche lui di cuoio ma le loro braccia sono nude, così come lo è
momentaneamente quella solitaria, isolata e inutile colonna che non sostiene
nessun edificio ma, a su di se il peso della storia sofferta del più grande
uomo sceso sulla Terra: Cristo Gesù Cristo.
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Dio mio, riconosco Mario Civilis il
Centurione che discuto con i sei romani in modo autoritario e mi domando il
perché.
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Tre del gruppo dei sei romani entrano
all’interno del buio di quella strana porta al lato del cortile e dopo
alcuni minuti, sofferenza della più profonda sofferenza entrano nel cortile
trascinando il mio amato fratello Gesù.
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Cerco con l’occhio dello Spirito il nostro
amico Mario Civilis il Centurione e come se si fosse neutralizzato
nell’universo e soltanto ora comprendo quella animata discussione tra lui e
il gruppo dei sei romani.
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- Non
voglio guardare, ma non riesco a chiudere il mio occhio interiore e chiedo a
te mio Dio, il perché mi fai questo?
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Perché vuoi che sia proprio io a descrivere questa scena?
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Padre mio che sei in Cielo e in Terra, dammi
la forza di trascrivere il tutto senza sofferenza!
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Va bene, che si fatta la Tua Volontà e non
la mia, ora racconterò il resto della mia amara visione interiore.
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La crudele flagellazione
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Con l’occhio dello Spirito vedo che stanno
conducendo verso la colonna Cristo Gesù e lo fanno con la rabbia dei cani
furiosi!
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Ora, gli strappano il mantello di porpora
che Erope Antipa gli aveva legato intorno al collo. Lo gettano con violenza
inaudita per terra contro la colonna lucidata dal sole cocente e ora
macchiata dal primo sangue che esce dalla fronte di Cristo Gesù.
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Cristo Gesù li guarda, trema e il suo viso è
rivolta alla colonna, suda freddo.
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Si alza e si spoglia da solo. Vedo le sue
mani che sono gonfie e sommerse di sangue!
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I soldati romani lo legano all’anello
superiore della colonna e ridono di lui e io, ancora oggi mi domando il
perché.
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Non ho dubbi nell’affermare che il più
cattivo di tutti è Lucilio e proprio lui che tiene in mano una strana frusta
chiamata il “Flagrum”. La vedo bene, è corta in partenza con il manico di
metalli, lunga trenta centimetri e da li partono altre tre cinghie di
quaranta centimetri di cuoio che hanno nel finale corde di montone che
custodiscono un paio di palline alle estremità di ogni corda, con il fine di
moltiplicare per tre ogni colpo dato.
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Ora, Lucilio gli toglie gli ultimi indumenti
lasciandolo completamente nudo e dice al resto del gruppo che Caifa, capo
del Tempio, gli ha pagato settanta denari da dividere tra loro, affinché la
flagellazione sia esemplare.
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Lucilio inizia a colpirlo con una violenza
sconvolgente, Cristo Gesù lo supplica di smettere, poi volta la testa verso
Est del piazzale e pronuncia questa unica e significante parola: “Madre”.
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Vedo il giovane Apostolo Giovanni, che corre
a chiamare Mamma Maria che non ne sapeva nulla dell’arresto di Gesù. Li vedo
bene, mamma si mette le mani sui capelli e accanto a lei ci sono Maria di
Magdala, Ruth moglie di Giacomo, Salomè e nostra sorella Asia.
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Gesù e ancora li, con lo sguardo fisso verso
la parte est del piazzale e la sua divina voce dice: Madre, Madre mia amata
Madre.
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Tre romani del gruppo ascoltano il suo
lamento, si avvicinano e tirano al massimo la corda che tiene Cristo Gesù
alla colonna attraverso l’anello di ferro, facendo sanguinare i suoi polsi.
I suoi piedi sfiorano appena il terreno e quasi un corpo sospeso nell’aria,
quella stessa aria che culla quella divina sofferenza.
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Dio mio, stanno iniziando a flagellarlo e lo
fanno come se fossero ad occhi chiusi, colpiscono alla testa, al collo, alle
spalle, ai reni, alle natiche, ai testicoli, alle cosce, ai polpacci e ai
piedi, in poche parole, nessuna parte del corpo di Cristo Gesù, viene
risparmiata.
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Cristo Gesù freme e si torce sotto i
violenti colpi e uno dei romani lo guarda ridendo e dice: “Forza muoviti
come un verme!”
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La mia attenzione va verso la porta e di
incanto vedo la figura imponente di Mario Civilis il Centurione che va verso
il gruppo e precisamente verso colui che a in mano la frusta e con la stessa
violenza da loro usata da Cristo Gesù gli blocca il braccio mentre stava
tentando di dargli un’altra frustata e guardandolo con occhi di ghiaccio gli
dice: “Basta, a quarantanove non eravamo mai arrivati. Questo è il
massimo!”
- Ora
Mario si dirige verso il secchio d’acqua e da ordine a un soldato di fare
bere Cristo Gesù.
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L’acqua era stata preparata in anticipo e al suo interno vi era anche il
sale che aveva il fine di equilibrare le riserve idriche del corpo dei
crocifissi e rendere più lunga la loro agonia.
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Grazie Mario, ora, spero che sia terminato questo scempio nei confronti di
Cristo Gesù.
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La Corona di Spine
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Sono le undici del mattino e mi domando se
Mario Civilis riesca a portare via Cristo Gesù da quel luogo di tortura, ma
all’improvviso le guardie lo prendono e lo colpiscono di nuovo, lo
scherniscono dicendogli: “Oh grande Rabbi, fai venire contro di noi potenti
romani il tuo esercito celestiale.”
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Stanno ridendo ancora di Lui e lo colpiscono
ancora ai reni, alle natiche e alle gambe. Ora lo stanno coprendo con un
mantello rosso e uno dei sei gli sta andando vicino e tiene in mano una
grande corona di spine lunghe circa sette centimetri e gli dice: “Ecco il
grande Re dei Giudei.”
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Dio mio, che cosa sta facendo, gli sta
mettendo sul suo capo ancora sanguinante dall’iniziale e tremendo colpo
alla colonna, la corona. Ancora non sono contenti di tutto ciò che gli hanno
fatto?
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Lucilio, ancora non ti sei stancato, non
vedi che le sue mani sono sofferenti e sanguinanti, perché gli hai messo
nella mano destra quel bastone di bambolo e perché ridi ancora di lui con i
tuoi amici?
- Ora,
Lucilio si avvicina con i suoi amici e gli sta dicendo: “Ave a te, ora sei
veramente un grande Re! Dicci dove sono
le tue guardie e il tuo esercito? Dove sono i tuoi sudditi e i tuoi fedeli
amici?”
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Il benedetto intervento di Mario Civilis
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Dio mio, Gesù, il mio amato fratello a
bisogno di aiuto, non lo lasciare solo.
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E con questa mia implorazione, sento il
bisogno di allargare la mia veduta con l’occhio interiore vado alla ricerca
dell’unico amico tra i romani: Mario Civilis.
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La mia attenzione va ancora verso quella
oscura porta che indica l’entrata al cortile di sofferenza e di incanto vedo
la figura imponente di Mario Civilis il Centurione insieme a quella a me
conosciuta che appartiene a Ponzio Pilato.
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Li vedo parlare tra di loro e riesco a
sentire Ponzio Pilato che dice: “Mario, non posso cambiare la profezia del
Profeta Isai. Ora vai a interrompere ciò che non è scritto.”
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Allora anche Ponzio Pilato è un amico, il
suo messaggio è chiaro e non si può travisare. Vedo i loro sguardi
preoccupati in direzione di Cristo Gesù e il gruppo.
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Percepisco la loro preoccupazione e vedo
finalmente Mario Civilis dirigersi verso Lucilio e gli dice guardando tutti
e sei con forza e autorità: “Ora basta! Voi non siete degni di essere
chiamati uomini e farò di tutto per allontanarvi da me. Portate il Rabbi
Gesù dentro e sappiate che la flagellazione è finita con le vostre
quarantanove frustate.”
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Malgrado non poteva né vedermi né sentirmi,
il mio sguardo era sempre rivolto verso Mario Civilis e sentii il bisogno di
dirgli una sola parola: Grazie!
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Il tragitto con la Croce
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Malgrado tutto ciò che gli disse Mario, il gruppo dei sei continua a colpire
Cristo Gesù a tradimento. Mario Civilis se ne accorge e sta andando verso
Lucilio e gli dice: “Lo porto io da Ponzio Pilato.”
- Vedo
Mario Civilis e Gesù entrare all’interno di una grande stanza e riconosco
ancora la figura di Pilato che è al centro della stanza. Mario Civilis
accompagna Cristo Gesù davanti a Ponzio Pilato e guardandolo con sofferenza
china il suo capo in segno di rispetto. Cristo Gesù percepisce il tutto e
con porta con fatica il suo sguardo verso gli occhi di Mario Civilis e gli
fa un breve sorriso per poi chinare ancora il suo sofferente e sanguinante
capo.
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Mario Civilis si allontana con gli occhi lucidi e Cristo Gesù rimane solo
con Ponzio Pilato che dopo aver parlato con lui a lungo, lo guardato
attentamente gli dice: “Perché ti comporti così, se tu vuoi io o il potere
per liberarti, dimmi il perché vuoi ancora fare continuare questo scempio.”
Cristo Gesù, lo guarda e con voce bassa gli dice: “La verità è che non
hai nessun potere su di me senza il permesso del Padre mio.” Pilato lo
guarda ancora come se fosse disperato e gli dice: “Che cos’è la Verità?”
- Ora
vedo il capo di Cristo Gesù che si alza e guarda il volto incredulo di
Pilato rispondendogli con una risposta che rimane tuttora emblematica nel
tempo: Il Silenzio!.
- Vedo
Ponzio Pilato molto arrabbiato, chiama a voce alta Mario Civilis e il
capitano Longino e gli dice: “Io, lo so che questa persona è innocente ma
lui non fa niente per aiutarmi a liberalo. Portatela via e che continui lo
scempio.”
-
-
La crocifissione
- Ho
visto che hanno portato Gesù in una stanza, il mio occhio interiore non
riesce ad entrarci, devo aspettare che esca. Mario Civilis, Longino e Cristo
Gesù entrano in una stanza che sembra una stalla, non so quanto tempo sia
passato, mi rendo conto che il tempo non esiste più per me e questa
consapevolezza mi fa vivere una strana sensazione.
- Vedo
due soldati uscire e stanno tirando un uomo che ha le braccia legate a un
grosso legno in orizzontale chiamato il Patibulum. Dio mio e Gesù, questo
significa che l’hanno condannato a morte. Lo seguo con l’occhio dello
Spirito con quell’enorme peso sulle spalle. Sento una voce che dice:
“Portatelo alla cava del Golgota fuori Gerusalemme e crocifiggetelo insieme
al zelota Gistas e a Dismas, colui che malgrado fosse il compagno della
profetessa Sarra, figlia di Caifa, ha rubato i libri della Legge.
- Ora
vedo a circa venti metri avanti a Cristo Gesù, un gruppo di persone che si
distingue dal resto degli uomini dal fatto che piangono. Ora capisco il
perché, sono loro. Vedo Mamma Maria e con lei c’è anche Maria la Maddalena,
Maria mamma di Giovanni e Giacomo, Maria di Cleofa e nostra sorella Salomè
il resto delle donne hanno il viso coperto. Gesù gli passa accanto e
vedendole gli dice: “Non piangete per me, perché sebbene io vada via,
passando dalla parte della croce, nel primo giorno della settimana, malgrado
tutto, sollevate i vostri cuori, poiché vi incontrerò al sepolcro.”
-
Il cammino è duro per Cristo Gesù e ora è
arrivato al centro della vetta del Monte Golgota*
-
- * Il Golgota è
soprannominato il Teschio perché ci è stato sepolto il cranio del primo
storico uomo creato da Dio. Tale processo Cristico ha portato Adamo+Cristo
Gesù= Alfa e Omega.
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-
Vedo Cristo Gesù che viene circondato da un
gruppo di romani e c’è una cosa che mi fa stare male, uno di loro ride, ora
lo vedo meglio e il perfido soldato Lucilio che prende Gesù e lo scaraventa
con una violenza inaudita per terra.
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Il giovane capitano Longino si dirige precipitosamente
davanti ha Lucilio, indegno soldato romano e con l’autorità di superiore di
grado e responsabile della vita di Cristo Gesù fino alla crocifissione, lo
prende a schiaffi davanti a tutti e lo caccia via dando un chiaro messaggio
al resto dei dodici soldati: “Guai a
chi osa ancora mancargli di rispetto!”
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Bravo Longino!
-
Cristo Gesù è sempre per terra e il legno orizzontale o Patibulum si è unito
all’alto legno verticale, di cui vedo chiaramente un grosso buco*
nella parte alta. Questa unificazione dei due legni a permesso di formare la
Croce. Vicino a lui vi è Longino e ora anche Mario Civilis che controlla un
divino processo che non deve e non si può fermare. Il soldato è pronto, vedo
i suoi occhi bagnati, sta piangendo. Vedo Mario che si avvicina e gli dici:
“Nathanaél, lo devi fare tu.” Il soldato lo guarda e gli risponde: “Quando
eravamo ragazzi, mi ha predetto** che gli avrei sporcato le mani di
rosso.”
- In
un istante, Nathanaél alza il suo braccio dx che tiene un grosso martello e
lo lascia cadere con una violenza che fa scomparire solo al secondo colpo***
il chiodo all’interno della mano di Cristo Gesù. Poi, venne il momento
del chiodo nei piedi appoggiati in quello che si chiama Stipes****,
per poi alzarsi e lasciare il successivo compito a un gruppo di cinque
romani diretti da Mario Civilis.
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- * Il buco è
servito per permettere ad una corda di sostenere il legno sospeso in qualche
stalla. - ** Vedi i due figli della Sacra Famiglia - ***
A causa di un nodo nel legno. - **** Appoggia piedi.
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Il Re dei Giudei fra i due ribelli o ladroni
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Cristo Gesù viene alzato al centro di tre croci e ascoltando un soldato
romano, riesco a sentire i nomi dei due crocifissi accanto a Cristo Gesù:
quello alla sua destra si chiama Dismas e alla sua sinistra Gistas.
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Vedo che i soldati si mettono vicino a
Cristo Gesù e gli stanno dicendo: “Quanto resisti grande re. Muori così c’è
ne andiamo tutti”
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-
Cristo Gesù li sta guardando e gli risponde
così:
-
-
“Padre, perdona questi uomini, essi non
sanno quello che fanno.”
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Vedo Mario Civilis che si allontana e
ritorna con una tavola che ha fatto preparare Ponzio Pilato e la fa mettere
in alto della croce sulla quale erano scritte in ebraico, latino e greco
queste parole di verità che fecero incollerire i Farisei e i Scribi presenti
in cima al piccolo Monte
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I.N.R.I.
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Jesus Nazarenus Rex Judaeorum
- “Cristo
Gesù Re dei Giudei”
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- C’è
molta luce dentro di me al tal punto che riesco a vedere chiaramente l’ora
con il mio occhio interiore, sono le 13,30 di Venerdì del 07 Aprile
dell’anno 33 d.C.
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D’incanto, sebbene il Sole fosse al suo apice, la Luna prese il comando del
momento e il giorno divenne tenebroso come la notte. Gli uomini cercarono le
lanterne e accesero i fuochi sulle colline affinché essi potessero vedere e
quando il Sole si rifiutò di splendere e giunsero le tenebre, Cristo Gesù
esclamò: “Heloi! Heloi! Lama sabachthani ”
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-
Ora alla nona ora del giorno la terra tremò,
e nell’oscurità di quel giorno senza Sole, un torrente di luce dorata
apparve sulla croce e dalla luce si udì una voce che disse: ecco, ciò si
è compiuto.
-
-
E Cristo Gesù disse: “Mio Dio Padre,
nelle tue mani metto la mia anima.”
-
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Vedo Cristo Gesù che con grande fatica si
volta verso Dismas*
che lo aveva difeso dall’attacco di Gistas e
gli dice:
-
-
“In verità oggi ti dico che nel Mio Nome
entrerai in paradiso.”
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- * A Dismas e
legata la storia delle reliquie della Passione, intorno alle quali fiorirono
numerose leggende, tra cui quella, molto diffusa, secondo la quale S. Elena,
madre dell’imperatore Costantino il Grande, recatasi a Gerusalemme nel 323
d.C., rinvenne, nascoste in un anfratto roccioso nei pressi della città, la
croce di Gesù e quelle di Dismas e Gestas, i due ladroni che vennero
crocifissi assieme al Figlio di Dio sul Golgota. La santa portò a Roma il
patibulum (braccio orizzontale ) della croce sulla quale venne crocifisso
Dismas, il brigante che, poco prima di spirare, riconobbe i propri peccati e
chiese a Gesù di accogliere la sua anima nel Regno dei Cieli. La reliquia
venne successivamente collocata in Santa Croce di Gerusalemme, ove è
attualmente custodita ed è possibile ammirarla. Nel corso dei secoli,
tuttavia, il numero delle reliquie della crocifissione aumentò
progressivamente e quantunque Gesù si fosse immolato su una sola croce ed i
chiodi con cui gli trafissero i polsi ed i piedi fossero stati tre o al
massimo quattro, già nel XII secolo, in Europa, esposte nelle varie chiese e
cattedrali, era possibile ammirare una decina di croci e non meno di
ventisette chiodi!!
-
- L’eclisse e il calore
della famiglia
-
Sono le 14,30 e l’eclisse ancora continua
e rende la Luna Piena padrona del Sole, creando un senso di paura nei
soldati romani e nel popolo Ebreo in cima al Golgota.
-
Ora vedo Mario Civilis che si avvicina con
calma verso un gruppo di donne che hanno il viso coperto e non riesco a
vederle bene. Si stanno avvicinando con la protezione di Mario e il mio
cuore sta impazzendo e come se le conosce. Ma si, sono loro e ora le vedo
bene. Vengono avanti con passi sofferenti, vedo colei che è stata mia Madre
nelle mie antiche vesti di Daniele, Maria con Lazzaro che gli tiene le
braccia. Dietro di loro ci sono la moglie di Cristo Gesù, Maria, le mie
amate sorelle Elisabetta, Maria Jacopa e Sara-Salomè.
-
Ora in lontananza riesco a vedere anche i
miei fratelli paterni, Tommaso, Giacomo e Davide con Nicodemo e altre
persone che non riesco a distinguere bene. La famiglia è al completo accanto
a Cristo Gesù.
-
In questo momento Mario chiede al gruppo di
dividersi e mamma e come se avesse ricevuto un ordine da Cristo Gesù, chiede
a Lazzaro e a Maria di avvicinarsi verso di Lui. Lo guardano e lo amano in
silenzio. Cristo Gesù percepisce la loro presenza e vedo che con grande
fatica sta aprendo i suoi sofferenti, gonfi occhi.
-
-
La consegna
-
Ora è tutto chiaro e Cristo Gesù sta
cercando di dire qualcosa, ma non ci riesce. Sta cercando di respirare e
tutto di un fiato sento la sua voce: “Donna, ecco tuo figlio” Poi, si
volta verso Lazzaro e dice: “Figlio mio, ecco tua Madre”
-
Mario si avvicina al gruppo e gli fa cenno
di allontanarsi e insieme al resto del gruppo in mezzo alla gente e al
resto della famiglia silenziosa.
-
-
Breve riflessione
-
Mi rilasso e mi viene spontaneo pormi una
domanda: So che i Vangeli fanno riferimento a Giovanni ma, io ho visto
chiara tutta la scena e la persona accanto a Mamma Maria era Lazzaro e non
Giovanni.
-
Credo che sia il caso di lasciarlo al mio
amico tempo o a qualcuno che verrà dopo di me a chiarire questo mio dilemma.
-
- L’ultimo atto
-
In questo momento sto vedendo Mario
Civilis e Longino* che si
avvicinano con calma al gruppo di cambio di soldati. Tra di loro vi è un
giovane soldato di nome Roberto che guarda nervosamente i tre crocifisso e
in particolare Cristo Gesù con il volto rivolto a dx e il naso schiacciato
da un terribile cazzotto dato da quel diavolo di Lucilio. Roberto trema
dalla paura, Longino si avvicina e cerca di calmarlo.
-
-
Cerco di avvicinarmi con il mio occhio
interiore e mi trovo velocemente accanto a loro e finalmente sento il
soldato che dice a Longino: “Questa agonia è troppo grande, deve essere
alleviata.” – Longino lo guarda e gli risponde: “Roberto, sono cosciente che
è il tuo primo incarico e sono anche cosciente che Cristo Gesù ti ha guarito
su richiesta di tuo padre adottivo Mario Civilis, ma ora Cristo Gesù è morto
e il tuo compito e di proteggere il suo corpo. Mi raccomando, stai calmo e
attento che nessun Ebreo si avvicini a lui.”
-
- * Nome che
deriverebbe dal greco longkhè, che significa lancia.
-
- L’ultima tortura o
colpo di grazia
-
Credo di aver capito che a parte il
giovane Roberto, il resto del gruppo di soldati anziani sono specializzati
per porre termine ai crocifissi attraverso quella che è chiamata “l’ultima
tortura o colpo di grazia”. Stanno parlando tra di loro e uno di loro a in
mano un grosso sacco di tela impolverata che ora sta aprendo. Tira fuori due
grandi bastoni che si avvicinano a quelli che nel nostro tempo usano, i
giocatori di Basebool.
-
-
Sto guardando i tre soldati e vedo che i
due che hanno il bastone prendono posizione davanti a Gistas, mentre il
terzo si mette davanti a Dismas con la spada in mano.
-
-
I due con il bastone, si guardano per un
attimo e all’improvviso lasciano partire un colpo terrificanti per uno,
proprio all’altezza dei ginocchi di Gistas e successivamente un altro sulla
parte bassa della tibia.
-
Il volto del zelota si gonfia in misura
enorme e si trasforma in un terrificante mostro.
-
-
Il soldato con la spada che sta al lato di
Dsmas, non aspetta il passaggio del bastone e stimolato dai colpi dei suoi
colleghi, sta lasciando partire anche lui un colpo secco alla parte bassa
del piede sx, senza rendersi conto che la mono possente ed autoritario di
Mario Civilas lo blocca e gli dice: “Fermo, lo vedi che è morto come il
Rabbi. Non lo sai che questo si chiama il colpo finale perché deve aiutare
il crocifisso a morire?”
-
Il soldato si allontana arrabbiato e ora,
Mario guarda Dismas con compassione e come se fosse felice.
-
Alle 16:43, i due ladroni sono
“ufficialmente” andati al loro finale destino.
-
- Il primo incosciente
colpo al costato di Cristo Gesù
-
Nel frattempo lo sguardo di tutti i
presenti era concentrato su questa terribile scena e all’improvviso vengo
attirato dal nervosismo del soldato Roberto che in una frazione di secondi
si avvicina alla lancia incustodita del capitano Longino, la prende nelle
sue tremanti mani e guardando attentamente la figura di Cristo Gesù,
comprende che ancora respira.
-
Ora, vedo che a poco distante da lui,
Longino si accorge che Roberto a preso la sua lancia o “Pilium” e come se
avesse capito che stava per commettere qualcosa che non gli era stato
ordinato, si mette a correre verso di lui e urla: “No Roberto, non lo fare”.
Longino, non fa in tempo a terminare la frase, e a portare la sua mano
sinistra sopra le due mani ben decise di Roberto, che entrambi si accorgono
che la punta della lancia, con un colpo secco a tre mani, stava lacerando il
costato destro del corpo immobile di Cristo Gesù.
-
Vedo Longino e Roberto che sono immobili
davanti al corpo di Cristo Gesù e per un attimo non si accorgono che la
lancia è rimasta attaccata e sospesa nella parte sx del suo costato.
-
-
Il consapevole colpo finale di Longino
-
Passata la paura della scossa del terremoto, Longino da uno spintone al
giovane Roberto che si ritrova nelle possenti braccia del padre adottivo
Mario Civilis e impugnando la sua lancia nelle ben salde mani, da un
movimento secco e consapevole che lo porta a tagliare il costato per ben
cinque centimetri da destra a sinistra, ben cosciente di comprendere che
quasi tutti i passa quindici centimetri della punta della sua lancia
sono all’interno
del costato di Cristo Gesù.
-
-
Longino e il miracolo ricevuto
-
Incredibile come è chiaro questo momento che è davanti al mio povero occhio
interiore.
- Sono
le 17:00 in punto, Longino riesce a dividere la punta della sua lancia con
la sesta costola del corpo di Cristo Gesù. Nello stesso momento, la Terra
del Monte Golgota e tutto intorno inizia a tremare e come se il più tremendo
dei terremoti si sia concentrato in questa zona fino ad arrivare a
Gerusalemme.
- Dio
mio, vedo uno schizzo di sangue acquoso che è uscito dal costato e che
colpisce la parte degli occhi di Longino. Ora si sta mettendo in ginocchio e
non capisco se lo fa per pregare o perché il sangue che la colpito non
riesce a fargli vedere nulla.
- Vedo
il resto del gruppo dei soldati romani che gli vanno incontro e lui sta
ancora in ginocchio e rivolge il suo sguardo verso Cristo Gesù e come se lo
volesse ringraziare di avergli fatto un miracolo.
- Ma
certo, tutti sapevano che Longino era quasi cieco e ora, Cristo Gesù ha
fatto attraverso di lui, l’ultimo miracolo che chiude la Sua Sacra missione
Cristica.
-
-
Il saluto al Cristo e il ritorno di Gesù
- La
punta della lancia di Longino era entrata nella sesta costola del costato
destro di Cristo Gesù, causando il trapasso del muscolo intercostale, la
pleura parietale e viscerale con la sua quantità d’acqua, il polmone e il
pericardio, entrando infine nel ventricolo, causando la fuoriuscita del
sangue è successivamente dell’acqua custodita nella zona pleura.
-
Questo processo ha causato la libertà della pressione del diaframma e come
per magia ha dato la possibilità a Cristo Gesù di riprendere il “comando
occulto” su se stesso e permettere attraverso giuste tecniche di
respirazione di ritornare tra “i vivi”.
- La
mia ferma attenzione è su Gesù, lo vedo che respira e o paura che qualsiasi
soldato romano si possa accorgere che è ancora in vita e gli dia il colpo
finale anche a lui.
- Sono
le 17:15, i soldati romani sono sotto l’acqua e il forte vento e vedo che
vogliono sbrigarsi a fare il lavoro di recupero affinché i corpi dei
crocifissi vengano trasportati entro la fine della giornata di Venerdì nelle
fosse comuni.
- Vedo
la figura di Mario che controlla attentamente il lavoro di recupero dei
corpi e mi domando dove era finito.
- Ora,
si sta avvicinando al corpo di Cristo Gesù e si accorge della ferità al
costato che ancora fa uscire sangue e chiama Longino e parla in modo animato
con lui. Guardano insieme guardano il giovane Roberto che se ne sta in un
lato solitario della cima del Golgota. Nel frattempo il corpo di Cristo Gesù
deve essere tirato giù dalla croce e d’incanto vedo la figura a me “molto
conosciuta” di Giuseppe d’Arimatea e con lui c’è anche l’anziano Nicodemo
che tiene in mano un foglio che autorizzava ad entrambi a ritirare sia il
Sacro corpo di Gesù che quello di Dismas.
-
Mario legge attentamente l’autorizzazione e infine concede a loro di
prendere entrambi i corpi.