La conoscenza dei sacri Titoli Cristologici
 
Ora, cercherò di farvi comprendere ciò che ho letto all’interno “La Grande Biblioteca Universale” a riguardo i Titoli cristiologici di Gesù. E’ bene prendere coscienza della consapevolezza messianica di Gesù si esprime anche nei titoli e negli appellativi con cui egli stesso si designa:
“ Figlio dell’uomo, luce del mondo; la Risurrezione e la Vita; la Via, la Verità e la Vita”; nell’insistenza con cui egli si proclama il Mediatore, con cui sottolinea i suoi rapporti con il Padre: “Chi ha visto Me, ha visto il Padre”.
Le parole che Io vi dico, non le dico da Me; ma il Padre che è in Me, è lui stesso che agisce. Credetelo! Io sono nel Padre e il Padre è in Me”
Nelle pagine successive, verrete a conoscenza di parte dei manoscritti da me letti all’interno “La Grande Biblioteca Universale”. 
 
Cristo o Messia*
Gesù, predicava nei villaggi, solitamente dalle sinagoghe, osando spesso contraddire la più consolidata tradizione rappresentata dagli scribi e farisei. Inoltre dava forza alle proprie parole operando miracoli, specialmente guarigioni di malati e di indemoniati. Ma in questo primo periodo, a parte il caso della Samaritana, Gesù si limitò ad annunciare l’approssimarsi del Regno, senza proclamarsi il Messia: più tardi si svelò come tale a pochi seguaci e in segreto.
 
* La parola greca per Messia è Cristos, “Cristo” che significa l’Unto. Si narra nel Vecchio Testamento che quando Davide fu Unto re, divenne un Messia o un Cristo. Ogni re Ebreo della casa di Davide venne successivamente chiamato con questo Sacro Titolo.
 
Come detto sopra, il termine di Cristo o Messia, appare poche volte nei Detti evangelici di Gesù. Infatti lo troviamo 30 volte presente in tutti i Vangeli, mentre negli altri libri del Nuovo Testamento è presente ben 465 volte. Quindi appare chiaramente come in seguito all’esperienza della Pasqua è avvenuto uno sviluppo semantico di tale parola che assume il significato che conosciamo oggi: Gesù Cristo, cioè Messia di Israele che è morto ed è risorto.
E’ bene che veniate a conoscenza che la maggior parte degli dei o Essere di Luce hanno aspirato ad assorbire il Titolo di “Cristo” e con lui, la qualità di “Salvatore”.
Sappiate, sappiate e ancora sappiate che soltanto un uomo è arrivato ad assorbire questo Titolo in pieno e il suo nome è Cristo Gesù*.
 
Signore o Gesù
Ben più diffuso ed importante è il titolo di Signore, in greco Kyrios, dall’ebraico Adonai, il termine sostitutivo del tetragramma sacro IHWH, che nessuno poteva pronunciare.
Lo troviamo nella comunità cristiana di lingua aramaica, dove il termine Maranatha** esprime l’invocazione dei discepoli per la venuta del Signore alla fine dei tempi. Non a caso proprio il termine “Maranatha” chiude tutta la rivelazione biblica:
 
Colui che attesta queste cose dice:  Sì, verrò presto!.  Amen.
 
Vieni, Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!”(Ap 22,20-21).
 
* Vedi la storia di Gesù in Egitto. -** 1Cor. 16,22; Ap 22,20.
 
Dopo la Pasqua il termine Signore raggiunge la sua massima valenza teologica e lo vediamo particolarmente negli scritti di Paolo dove la salvezza è vincolata alla confessione di fede che “Gesù è il Signore” (Rm 10,9 1Cor 12,3).
 
Ma è nella epistola ai Filippesi, e precisamente nell’inno cristologico (Fil 2,6-11) che abbiamo l’esaltazione di Cristo come Signore: 
 
“Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre”(Fil 2,9-11).
  
Signore o Dio
Con il titolo Signore che nell’antico testamento è utilizzato come nome di Dio, al posto del tetragramma sacro, si intende affermare che Gesù è il Figlio di Dio e Signore onnipotente.
  
Maranatha
Il termine Maranatha esprime la più antica formula liturgica che presenta il titolo Signore, e “affonda le radici anteriormente alla pasqua: l’appellativo mari è riferito a Gesù nella sua vita terrena in qualità di re messianico*, particolarmente in riferimento all’intronizzazione del Figlio dell’uomo ed all’esercizio della sua maestà regale per la fine dei tempi (Mt 7,21-22; 24,42; 25,11-12; 31,45)
 
* Lo troviamo in Marco 12,36-37 e in Matteo 22,43-45; Lc 20,42-44.
 
Figlio dell’uomo
Tra tutti i titoli Cristologici, ce n’è uno che vanta una particolare credibilità a causa della sua antichità storica. E’ il titolo di Figlio dell’uomo. E’ un titolo che troviamo presente nei Vangeli, mentre negli altri testi del Nuovo Testamento è presente solo negli Atti degli Apostoli (At 7,56), a parte la citazione di Ebrei 2,6 dove l’espressione viene usata in altro senso. Ciò si può spiegare col fatto che fuori delle comunità Palestinesi il titolo non sarebbe stato capito, ecco perché Paolo non lo utilizza nelle sue lettere e non è presente in altri scritti neotestamentari.
  
 Nel libro di Enoc questo appellativo si identifica nella persona del Messia, ed è con questo significato che viene utilizzato da Gesù con lo scopo non troppo recondito di orientare i suoi ascoltare a pensare alla sua persona, a riflettere sulla sua missione e, perché no, ad andare oltre l’apparenza dell’uomo, che sta davanti a loro, per  identificare la figura apocalittica del Re e del Giudice escatologico, celeste:”E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo.” (Mc 14,62).
 
Io Sono
Il tema della preesistenza di Gesù lo troviamo proclamato solennemente nel Prologo del quarto Vangelo di Giovanni, allorché è scritto: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio”(Gv 1,1-2). Lo troviamo presente anche nella prima lettera di Giovanni (1Gv 1,1) e nel libro dell’Apocalisse (Ap 19,11-16).
Ma è in un passo successivo che troviamo riportata, sulle labbra stesse del Cristo, l’idea della preesistenza.
Rispose loro Gesù: 
 
“In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono.”
                                                                                                    Gv 8,58.
 
L’Io Sono pronunciato da Gesù è lo stesso pronunciato dal secondo Isaia: “-- poiché Io Sono il Signore tuo Dio, il Santo di Israele, il tuo salvatore”(Is 43,3. 
 
Qualcuno può anche affermare che il termine sono io è utilizzato nello stesso vangelo anche dal cieco nato (Giov. 9,9), ma Gesù lo utilizza conferendo ad esso una particolare solennità. E’ interessante, a tal proposito, confrontare questa espressione con quelle analoghe presenti nei vangeli Sinottici*.
 
L’espressione Io Sono significa anche che Gesù non è nato, essendo presente già  prima che Abramo fosse.  Il nome indica una esistenza eterna ed assoluta, e in questo passo implica chiaramente la preesistenza e la divinità di Cristo, e così l’intendono i Giudei, ai cui occhi l’affermazione di Gesù suona come una bestemmia:
 
“Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal Tempio.”
                                                                                                                                                   Gv 8,59. 
 
 
* Matteo 14,27; Marco 6,50; 13,6; Luca 9,18; 21,8.
                
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