Il chiaro cammino di Gesù verso la crocifissione
 
Nessuno come L’autore del Quarto Vangelo ufficiale,  ha sottolineato, nella morte di Gesù, il nesso misterioso tra ciò che accade, non voluto, da una parte, e la sua libertà dall’altra.
 
Gesù è consegnato dagli uomini alla morte: Giuda lo consegna ai capi dei giudei, i capi dei giudei lo consegnano a Pilato, Pilato lo consegna ai soldati perchè lo crocifiggano. Ma dentro questa consegna all’insegna del “tradimento” operata da Giuda e dal resto degli Apostoli, è Gesù che offre la vita da se stesso e, prima ancora, è il Padre che lo consegna.
 
Il miracolo della croce di Gesù è proprio questo, che egli ha fatto di essa il suo Trono.
 
Il chiaro messaggio
Il messaggio più chiaro e forte che L’autore del Quarto Vangelo,  ci ha donato all’interno del suo Vangelo è che il luogo dove Cristo Gesù manifesta la sua immensa gloria è senza nessun dubbio alcuno tra coloro che patiscono violenza dalle circostanze della vita o dall’ingiustizia altrui, e che tuttavia fanno risplendere, proprio in quella violenza subita, la libertà, la bellezza e la gloria dei figli di Dio.
 
La contraddizione reale
La sua sovranità è proclamata davanti a tutto il mondo dalla scritta che Pilato fa apporre sulla croce:
 
Gesù Nazareno re dei Giudei.
 
Facciamo attenzione che è solo Lazzaro a sottolineare il fatto che non si tratta di un’epigrafe funebre, ma della motivazione della condanna. È una motivazione ambigua, giacché sembra riconoscere come vera la messianità regale di Gesù.
 
Pilato si vendica così di essere stato costretto a condannare il discusso re dei Giudei?
Scatta in ogni caso la protesta dei capi dei giudei, che vorrebbero modificare i termini usati, affinché nella motivazione appaia chiaramente che quella era soltanto una pretesa di Gesù quando disse:
 
“Io sono il re dei Giudei”
 
Ma il romano mantiene il testo, scritto oltre che in ebraico, anche in latino e greco, cioè nelle lingue di allora, perchè tutto il mondo veda e sappia:
 
Gesù è il Re che regna dalla croce.
 
Contraddizioni e confessioni storiche di falsificazioni dei Vangeli
E’ bene venire a conoscenza che già due secoli or sono, uno dei maggiori storici del cristianesimo, il pur pacato Johann Lorenz von Mosheim, nella sua monumentale Storia Ecclesiastica asseriva che:
 
“Individui sicuramente all’inizio privi di intenzioni proditorie, composero tutta una serie di scritti densi di falsità - che ingenerarono le più grandi superstizioni. E non è tutto: altri fraudolenti imposero dei documenti spurii come scritture degli Apostoli”.
 
Santo Agostino stesso, che non fu immune da giudizi, denunziò l’altrui fraudolenza ne Contra Mendacium e De Mendacio, nel quale ultimo però sottolineava che: “E’ legittimo per chi è impegnato in una discussione di diritto sulle cose eterne, o a colui che narra fatti secolari attinenti a religione e pietà, dissimulare a tempo debito qualsiasi cosa sia opportuno.”
 
Ed ebbe poi a dichiarare nel Contra epistula manichaei (5.6-6ss) che non avrebbe mai creduto nei Vangeli nel caso in cui l’autorità della chiesa non l’avesse costretto a farlo:
 
Che male c’è se si dice una grande menzogna per il bene della Chiesa?
 
Una menzogna utile, provvidenziale, non è contro dio: egli l’accetterebbe” seguiva l’agostiniano Lutero con la medesima candida malizia del suo amato modello. Non vediamo per quale motivo le cose non debbano risiedere in questi termini:
 
Origene non aveva forse asserito che anche dio può mentire per amore, teste la Bibbia?
Sì che il Profeta Geremia sospettava l’inganno, rivolgendosi a dio: “Sarai quindi un mentitore nei miei confronti?” (15.8).
 
Eusebio, fu persino capace d’intitolare un capitolo della Præparatio “Come avvalersi della menzogna quale farmaco a benefizio di chi desidera essere ingannato”
 
Geronimo, il quale, dopo i primi tentativi di traduzione in latino effettuati forse a Cartagine da altri, ricevette da Damaso l’inquietante incarico di revisionare la Bibbia secondo le necessità dell’ecclesia romana, avendo chiesto una spiegazione al suo maestro, l’origenista Gregorio Nazanzieno, riferiva che: “egli tergiversò, e mi disse: “Lo farò in chiesa; e lì, quando la gente applaudirà, sarai costretto controvoglia a chiedermi ciò che non sai affatto. Non c’è nulla di più facile che gabbare il volgo volubilmente, a tal punto ammira quel che non comprende!”.
 
Celso ha detto: “I cristiani, come degli ebbri che, presi dai fumi della sbornia, si fanno del male da soli, hanno corrotto i Vangeli originari onde poter controbattere le obiezioni.”
 
Il manicheo Fausto da Milevi, avversario di Agostino, aggiungeva: “Tutti sappiamo che i Vangeli non sono stati scritti né da Gesù né dai suoi apostoli, ma da sconosciuti, e molto tempo dopo che essi vissero; costoro, pensando bene che nessuno avrebbe creduto loro se avessero parlato in merito a cose cui non avevano assistito in prima persona, narrarono quei fatti con i nomi degli apostoli o dei discepoli di Gesù”.
 

 

                
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